venerdì 2 dicembre 2016

Parliamo di BULLISMO

Insieme alla nostra professoressa abbiamo costruito la piramide del bullismo, che parte da scherzi fastidiosi, per poi arrivare all’umiliazione, alla persecuzione e al reato.
Tutto questo ci è servito per poi organizzare un lavoro di gruppo, cioè creare un cartellone e descrivere un personaggio.
I personaggi assegnati erano la vittima, il bullo, i genitori e gli insegnanti.

Il mio gruppo era formato da Mattia, Camilla e Lorenzo N. Noi abbiamo dedicato il cartellone alla vittima; ci siamo impegnati molto e abbiamo lavorato come una squadra.
Io facevo i disegni per rappresentare le varie situazioni, Lorenzo era la “mente” che ci dava le idee, Camilla organizzava l’ordine del cartellone e Mattia scriveva.
Secondo me le vittime vengono prese di mira per vari motivi dal bullo, per esempio un prepotente può far soffrire qualcuno perché si sente debole e vuole apparire forte, o perché ha dei problemi famigliari che gli creano tensione e si vuole sfogare con altri. Oppure perché la vittima è straniera, con difetti fisici, molto intelligente, problematica.
Sicuramente la vittima è impaurita, infastidita, cupa e vorrebbe passare inosservata, ma il bullo glielo impedisce e come uno squalo si avventa sulla preda senza pietà.

Per impedire che ciò accada la vittima può ignorare il bullo, però se la persecuzione va avanti senza fine, potrebbe allearsi con tutta la classe e riuscire a difendersi ma per questo gli amici devono essere veri.
A me è capitato di essere al posto della vittima: c’era una bulla di nome Elisa alla “Nova Terra”, credeva di essere la migliore e quando io facevo qualcosa di utile o prendevo un bel voto, lei mi infastidiva dicendo parolacce o minacce; mi trattava male, mi escludeva da tutto e cercava i modi più crudeli per farmi odiare dagli altri.
Per fortuna con il mio carattere forte non mi sono abbandonata all’umiliazione e, avendo tanti amici, l’abbiamo fermata; ci siamo uniti e quando lei mi dava fastidio loro mi difendevano e lei la smetteva subito.
Da quel momento non ha più commesso cattiverie del genere.

Giulia S.

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