venerdì 2 dicembre 2016

Parliamo di BULLISMO

Insieme alla nostra professoressa abbiamo costruito la piramide del bullismo, che parte da scherzi fastidiosi, per poi arrivare all’umiliazione, alla persecuzione e al reato.
Tutto questo ci è servito per poi organizzare un lavoro di gruppo, cioè creare un cartellone e descrivere un personaggio.
I personaggi assegnati erano la vittima, il bullo, i genitori e gli insegnanti.

Il mio gruppo era formato da Mattia, Camilla e Lorenzo N. Noi abbiamo dedicato il cartellone alla vittima; ci siamo impegnati molto e abbiamo lavorato come una squadra.
Io facevo i disegni per rappresentare le varie situazioni, Lorenzo era la “mente” che ci dava le idee, Camilla organizzava l’ordine del cartellone e Mattia scriveva.
Secondo me le vittime vengono prese di mira per vari motivi dal bullo, per esempio un prepotente può far soffrire qualcuno perché si sente debole e vuole apparire forte, o perché ha dei problemi famigliari che gli creano tensione e si vuole sfogare con altri. Oppure perché la vittima è straniera, con difetti fisici, molto intelligente, problematica.
Sicuramente la vittima è impaurita, infastidita, cupa e vorrebbe passare inosservata, ma il bullo glielo impedisce e come uno squalo si avventa sulla preda senza pietà.

Per impedire che ciò accada la vittima può ignorare il bullo, però se la persecuzione va avanti senza fine, potrebbe allearsi con tutta la classe e riuscire a difendersi ma per questo gli amici devono essere veri.
A me è capitato di essere al posto della vittima: c’era una bulla di nome Elisa alla “Nova Terra”, credeva di essere la migliore e quando io facevo qualcosa di utile o prendevo un bel voto, lei mi infastidiva dicendo parolacce o minacce; mi trattava male, mi escludeva da tutto e cercava i modi più crudeli per farmi odiare dagli altri.
Per fortuna con il mio carattere forte non mi sono abbandonata all’umiliazione e, avendo tanti amici, l’abbiamo fermata; ci siamo uniti e quando lei mi dava fastidio loro mi difendevano e lei la smetteva subito.
Da quel momento non ha più commesso cattiverie del genere.

Giulia S.

Shakespeare a merenda

Il giorno 25 novembre ci siamo recati a teatro con la classe prima D per assistere alla rappresentazione dello spettacolo “Shakespeare a merenda”.
Preso il biglietto, siamo entrati nella sala dove si sarebbe svolto lo spettacolo.

Ad un certo punto si sono spente le luci ed è comparsa un’attrice che interpretava il ruolo della sarta di Shakespeare, che lavorava dietro le quinte a preparare i vestiti con il grande desiderio di apparire sul palcoscenico (alle donne non era concesso).
Ma Shakespeare le permise di apparire senza parlare e ricoperta da una tunica per portare un vaso sulla scena. Mary (questo il nome della sarta) fu la prima donna della storia a comparire sul palco.
Questo evento rivoluzionerà il teatro e contribuirà a combattere la discriminazione verso le donne.
Il luogo in cui lavorava questo personaggio era molto disordinato, con abiti, maschere, biancheria e teschi sparsi dappertutto. L’attrice aveva un tono di voce alto e allegro. Oltre al suo desiderio di recitare, ha raccontato le più famose storie di Shakespeare, tra cui “Sogno di una notte di mezza estate”, “Otello”, “Amleto”, “Romeo e Giulietta”.

Tutte queste opere (eccetto la prima) sono drammatiche e terminano in modo tragico, con omicidi o suicidi.
La mia preferita è stata “Sogno di una notte di mezza estate” perché è una commedia; mentre l’attrice la raccontava ha indossato una testa verde d’asino, trotterellando per tutto il palco. L’attrice è riuscita a divertirmi e mi ha dato l’impressione che il teatro fosse un luogo economico e un po’ pericoloso per via degli alcolizzati e malviventi che lo frequentavano.
Infatti le corti invitavano gli attori nelle proprie case.

Questo spettacolo mi è piaciuto molto perché era divertente ma anche un po’ tetro. Il teatro dal Seicento al 2016 è cambiato tantissimo, mentre io pensavo che fosse sempre stato come quello attuale.
Lorenzo D.

giovedì 1 dicembre 2016

Wonder: la canzone

Wonder di Natalie Merchant

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Wonder

Wonder
Natalie Merchant
Album: Tigerlily
Doctors have come from distants cities, just to see me
Stand over my bed, disbelieving what they're seeing
They say I must be one of the wonders
Of God's own creation
And as far as they see, they can offer
No explanation
Newspapers ask intimate questions, want confessions
They reach into my head to steal, the glory of my story
(repeat 1)
Ooo, I believe, fate, fate smiled
And destiny laughed as she came to my cradle
Know this child will be able
Laughed as my body she lifted
Know this child will be gifted
With love, with patience, and with faith
She'll make her way, she'll make her way
People see me I'm a challenge to your balance
I'm over your heads how I confound you
And astound you
To know

Autunno


AUTUNNO (VINCENZO CARDARELLI)

Autunno. Già lo sentimmo venire 
nel vento d'agosto, 
nelle piogge di settembre 
torrenziali e piangenti 
e un brivido percorse la terra 
che ora, nuda e triste, 
accoglie un sole smarrito. 
Ora che passa e declina, 
in quest'autunno che incede 
con lentezza indicibile, 
il miglior tempo della nostra vita 
e lungamente ci dice addio.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-24255>

SOLDATI (Giuseppe Ungaretti)


Soldati
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie


AUTUNNO
Noi che siamo sempre
Correndo
Magari c’imbattiamo
In vie colme
Di stupore
E non ce ne curiamo
Noi, noi che siamo
Ombre di noi
Ombre di ciò che fummo
Di ciò che potremmo
Essere
...E non riuscire
A tener testa
All’incalzare delle idee
E perdersi
In un canto funebre
Dopo aver conosciuto
La bellezza della malinconia.

I DISEGNI DELLE FOGLIE SONO STATI REALIZZATI DAI RAGAZZI DI 1 C DURANTE LE ORE DI EDUCAZIONE ARTISTICA

martedì 8 novembre 2016

Milano Romana: LA GITA!

Il giorno 4 novembre 2016 io e la mia classe abbiamo effettuato un’uscita a Milano (in latino “Mediolanum”) per conoscere la “Milano Romana”, cioè la città nell’antichità.
Siamo arrivati a scuola e le professoresse Sarcuno, Arragoni e Vianello ci hanno consegnato i cartellini con i nostri dati. Appena usciti da scuola abbiamo preso l’autobus che ci ha portati al Forum; subito dopo siamo saliti in metropolitana e, arrivati a Cadorna, abbiamo fatto un pezzo a piedi.
Finalmente siamo arrivati al museo archeologico!
La nostra guida, di nome Marco, ci ha raccontato la storia di Milano ai tempi dell’Impero Romano.
Entrati nel museo, ci ha mostrato il modello in scala della città imperiale, dove si vedevano l’anfiteatro, il circo, lungo 480 m e quattro chiese: S. Ambrogio, S. Simpliciano, S. Nazaro e S. Dionigi, quest’ultima andata distrutta.
Queste chiese sono state fondate da S. Ambrogio, che nel 374 divenne vescovo di Milano.
Continuando il nostro percorso, siamo usciti per visitare la torre ottagonale di Ansperto, dove sono presenti dei dipinti risalenti al 1200.
Dopo la merenda, ci siamo incamminati verso la chiesa di S. Lorenzo. Per me è stato il monumento più bello e interessante da visitare. L’interno e l’esterno sono bellissimi; dentro ci sono molti dipinti e nella cappella si trova la tomba di S. Aquilino, al di sotto della quale abbiamo potuto visitare le fondamenta romane dell’edificio.

Usciti dalla chiesa, siamo tornati a scuola con i mezzi pubblici.
Questa gita mi è piaciuta molto perché è stata istruttiva e ho imparato cose nuove. Spero in futuro di poter condividere altri momenti come questi, con i miei compagni e le mie instancabili professoresse!
Alice A.


Il museo archeologico, situato nel centro di Milano, è collocato in un ex convento.
Entrati, ci siamo imbattuti in un grande modellino di forma esagonale che rappresentava Milano nel I secolo d. C. (in legno chiaro) e i suoi cambiamenti dal III al IV secolo (in legno più scuro).
Milano, chiamata anticamente “Mediolanum”, fu capitale dell’Impero Romano con l’imperatore Massimiano Erculeo.
Nel I secolo d. C. Milano si presentava così: all’esterno delle mura si trovava l’anfiteatro, dove si svolgevano le lotte tra i gladiatori, mentre all’interno di esse vi erano il foro e il teatro.
Con l’inizio dell’era imperiale avvennero grandi cambiamenti per ampliare la città di Milano. Furono costruite delle mura, le terme, utilizzate come bagni pubblici, il quartiere imperiale, dove risiedeva il palazzo e infine il circo, luogo adibito alle corse dei cavalli, che non poteva mancare nelle città imperiali.
All’esterno si ergeva la Porta Romana, dalla quale partiva un lungo portico che guardava verso Roma.
Vicino al modellino erano presenti statue di bambini dell’epoca imperiale: essi indossavano, fino all’età di 17 anni, una collana con al centro un piccolo saccottino chiamato “bulla”, simbolo della protezione di Leto (dea dei bambini) dalle malattie. Si vestivano con una tunica e sopra una toga, uguale a quella dei senatori.
Filippo P.


L’entrata al museo era costituita da un chiostro pieno di reperti e di rovine di antiche strutture. Erano tutti costruiti con un tipo robusto di roccia bianca e decorati molto accuratamente.
La guida, davanti a un plastico di Milano nel I secolo, ci ha spiegato che Milano è stata capitale dell’Impero per quasi duecento anni e che era molto più piccola rispetto a oggi!
Uno dei luoghi più importanti era l’arena, termine che indica la “sabbia”: infatti, i gladiatori combattevano proprio nella sabbia. Il forum era la piazza principale della città, dove si trovavano il mercato e la basilica.

Oltre all’interno del museo, abbiamo visto il circo (è stato abbattuto ma si possono vedere i pilastri che lo reggevano), quindi siamo andati a visitare la chiesa di S. Lorenzo: era imponente e abbellita con sculture, quadri e affreschi meravigliosi; vi era inoltre una riproduzione de “L’ultima cena”.
Enrico A.




giovedì 3 novembre 2016

Basta guardare il cielo


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Giovedì 20 ottobre abbiamo visto un film che s'intitola "Basta guardare il cielo", che tratta principalmente di due ragazzi: uno si chiama Max, l'altro Kevin.
Max aveva dodici anni ed era alto, grosso di corporatura, con i capelli molto corti di un colore tra il biondo e il ramato. Si vestiva con abiti larghi che lo facevano sembrare ancora più grosso; aveva il naso a patata e un po' piccolo.
La cosa che gli piaceva fare di più nel tempo libero era ascoltare la musica, infatti aveva sempre con sé le cuffiette; il suo carattere era affettuoso, anche se alcune volte non lo dimostrava. Max viveva con i nonni materni.
Purtroppo questo ragazzo era perseguitato dai bulli anche perché era molto insicuro
Per quanto riguarda Kevin, anche lui aveva dodici anni, i capelli di un colore castano chiaro ed era molto piccolo di statura perché era affetto da una malattia che colpiva le gambe e la schiena e che gli aveva procurato una gobba.
Era un ragazzo molto intelligente ed educato; inoltre amava leggere, infatti offriva ripetizioni a chi non ne era capace, per esempio Max.
A Kevin piaceva molto scherzare con gli amici e con la madre.
A un certo punto Kevin e Max si incontrano, e da qui nasce un'amicizia molto intensa, che finisce a causa della morte di Kevin. Comunque Max riesce a imparare molto grazie al suo amico, che non potrà mai dimenticare.
Il film mi è piaciuto tantissimo perché Kevin ha fatto capire a Max che aveva tante potenzialità, inducendolo a credere di più in se stesso.

Giorgia P.